La curiosità ha bisogno di una porta aperta
Più esploro il self hosting, più capisco cosa mi attira nell’open source: posso aprire la documentazione, studiare il codice, capire una scelta e provare a cambiarla. Magari non lo farò per ogni strumento, ma sapere che quella porta è aperta cambia il mio rapporto con ciò che uso.
Quando costruisco qualcosa mi piace pensare che anche un’altra persona possa partire da lì. Le licenze stabiliscono le condizioni di questo scambio; spiegare le scelte e condividere quello che ho imparato gli dà un significato concreto. È uno dei motivi per cui voglio raccontare Nannix.
Quello che imparo viene dal lavoro degli altri
Il mio laboratorio esiste grazie a software, guide e idee che qualcuno ha reso accessibili. Mi viene naturale pensare alla ricerca scientifica: poter studiare e verificare un lavoro permette di andare avanti. Vorrei che questa disponibilità a condividere fosse sempre più normale anche nell’informatica.
Wikipedia e i progetti aperti mi fanno pensare a quanto uso ogni giorno di questo patrimonio. Mi piacerebbe restituire qualcosa: codice, una spiegazione utile, sostegno a chi mantiene uno strumento. Anche raccontare con onestà una prova può aiutare la persona che arriva dopo di me.
Persone che continuano a costruire
Nella biblioteca tengo anche persone da cui mi piace prendere spunti. Mi interessano i ragionamenti dietro il software: cosa semplificano, quali compromessi accettano e come spiegano il proprio lavoro. Questi sono alcuni dei riferimenti a cui voglio continuare a tornare.
Linus Torvalds e il kernel Linux sono un riferimento per il lavoro sul codice condiviso. Di Salvatore “antirez” Sanfilippo mi interessa il ragionamento dietro gli strumenti: costruire, spiegare le scelte e cercare soluzioni che una persona possa ancora capire. Fabrice Bellard, con progetti come QEMU e TinyCC, mi ricorda quanto possa fare un lavoro tecnico concentrato.
In D. Richard Hipp e SQLite trovo un riferimento per strumenti essenziali e affidabili; in Daniel Stenberg e curl, per la cura continua di un progetto open source. Simon Willison rende esplorabili esperimenti e appunti tecnici; Mitchell Hashimoto, anche attraverso Ghostty, mi interessa per il legame tra autonomia e lavoro concreto sul software.
Rich Hickey, in “Simple Made Easy”, mi aiuta a ragionare sulla complessità. Rob Pike collega il design degli strumenti alle esigenze di chi sviluppa e mantiene software. Pieter Hintjens, con la guida di ZeroMQ, porta nella stessa conversazione protocolli, documentazione e comunità. Sono riferimenti per aspetti diversi: da ciascuno voglio prendere domande utili, senza attribuire a tutti la stessa filosofia.
Vorrei poter vedere come sono fatte le cose comuni
Questo desiderio di capire mi accompagna anche fuori dal laboratorio. Vorrei che il software finanziato pubblicamente fosse aperto, così da poter studiare e riutilizzare il lavoro per cui abbiamo già contribuito. IO, nell’ecosistema pagoPA, è un riferimento che apprezzo per la disponibilità del suo codice.
Per me aprire il lavoro significa anche prendersi cura di quello che si espone: codice, dati personali e credenziali richiedono attenzioni diverse. Mi interessa una trasparenza che permetta di capire il sistema e che protegga le persone che lo usano.
Voglio scegliere cosa sto pagando
La mia insofferenza per gli abbonamenti convive con il rispetto per il lavoro di chi sviluppa. Sono disposto a pagare per qualcosa di utile e per sostenere chi lo mantiene. Mi pesa soprattutto uno scambio poco chiaro, in cui concedo informazioni preziose e pago anche per restare dentro un servizio da cui faccio fatica a uscire. Vorrei pagare con consapevolezza e poter scegliere.
Donazioni, crowdfunding e servizi con costi chiari sono modi di sostenere strumenti aperti che mi interessano. Apprezzo anche l’efficienza e la ricerca delle aziende private. Nel mio piccolo sto provando a capire quali comodità voglio comprare e quali mi dà più soddisfazione costruire, senza dimenticare chi rende possibile tutto questo lavoro.
Un piccolo laboratorio e domande più grandi
Quando penso alle mie dipendenze tecnologiche finisco anche per guardare oltre il server. Vorrei più investimenti europei in software e infrastrutture, più spazio per nuove imprese e più possibilità di scegliere. Mi piacerebbe vedere le competenze e la qualità della vita che apprezzo qui tradursi anche in autonomia tecnologica.
Nel laboratorio questa domanda prende una forma molto piccola: quali strumenti capisco, dove tengo i dati, cosa succede se un servizio cambia? Formati aperti e competenze che restano con me mi sembrano un buon punto da cui partire.
Mi piace capire perché si decide qualcosa
Quando parlo di trasparenza interna, intendo che chi lavora in un’azienda possa trovare documenti, contesto e motivazioni delle decisioni. Voglio poter capire perché si sta facendo qualcosa, contribuire e ritrovare il ragionamento anche mesi dopo. Scrivere queste cose aiuta a condividere conoscenza e a lavorare con autonomia.
L’handbook di GitLab mi interessa per l’approccio alla documentazione; gli RFD, “Requests for Discussion”, di Oxide Computer Company per le discussioni tecniche messe per iscritto. Sono modi diversi di rendere il lavoro comprensibile. Un documento pubblico può essere utile anche fuori dall’azienda; per me il punto di partenza è che le informazioni circolino tra le persone che ci lavorano.
Il modo di lavorare che mi attira
Mi interessa una cultura engineering-first: chi costruisce deve avere contesto e spazio per decidere. In PostHog guardo ai piccoli team autonomi descritti nell’handbook; in 37signals, al lavoro con team piccoli e alla scelta di tenere il prodotto semplice. Vorrei poche procedure, utili, e tempo per costruire e mantenere bene gli strumenti.
Mozilla è un riferimento per un web aperto e la partecipazione; il credo di Automattic per l’apprendimento continuo e la comunicazione. Mi interessano queste pratiche specifiche, senza trasformare aziende diverse in un unico modello ideale. Il filo che cerco è conoscenza condivisa, autonomia tecnica e poca burocrazia.
Queste letture accompagnano quello che provo a fare nel laboratorio. Continuo a usare servizi esterni dove la comodità mi convince e a cercare alternative dove voglio più controllo. Le mie scelte possono cambiare: mi interessa poterle spiegare e lasciare qui un racconto utile anche di quel cambiamento.
Per approfondire
Documentazione e riferimenti
- Public Money, Public Code · FSFE ↗︎
- IO · codice / source ↗︎
- Simple Made Easy ↗︎
- Go · design e software engineering ↗︎
- ZeroMQ · The Guide ↗︎
- GitLab · handbook e valori ↗︎
- Oxide · Requests for Discussion ↗︎
- PostHog · small teams ↗︎
- Mozilla · manifesto ↗︎
- Automattic · credo ↗︎
- 37signals · come lavora ↗︎