← Tutti i progetti

Website · Embedded · Team leadership

Sapienza Foiling Team.

Dal primo sito all’elettronica della barca. Un team costruito insieme.

Sapienza Foiling Team
WebsiteSapienza Foiling Team · Website
SFT TelemetrySapienza Foiling Team · SFT Telemetry
website · electronics · teamwork

Il progetto

Tutto è iniziato da un mio caro amico, Federico Romeo, un fisico che aveva scoperto la SuMoth Challenge. Vedendo partecipare università da tutta Europa e dal resto del mondo, gli sembrava impossibile che la Sapienza, con così tanti studenti, non avesse un team in gara. Abbiamo deciso di provarci. All’inizio c’erano soltanto un’idea e un gruppo di persone che volevano trasformarla in una barca.

Fino ad allora avevo studiato senza mettere davvero in pratica quello che imparavo. Vedevo altre persone costruire cose e volevo farne parte: mettere mano a un progetto vero e capire se mi piaceva. Ho proposto di realizzare il sito e ho aiutato con le mille altre cose che servivano. Nel tempo mi sono ritrovato a occuparmi anche di telemetria, elettronica, comunicazione e management. Per la stagione 2026–2027 seguo anche un piccolo gruppo di informatici ed elettronici.

È una collaborazione continuativa, con responsabilità sul lavoro tecnico e sull’organizzazione del team. Sono felice di farne parte e orgoglioso dell’impegno che ci abbiamo messo. Costruire un team e una barca così ambiziosi ha richiesto tempo, costanza e persone disposte a imparare insieme. Vedere quello che abbiamo realizzato mi dà voglia di continuare a impegnarmi per il passo successivo.

01 / La nostra storia

L’idea di un amico. Tutto da costruire.

L’idea di Federico ci aveva dato un punto di partenza, ma dietro non esisteva ancora nessuna infrastruttura. Bisognava raccogliere persone, organizzare il lavoro e trovare i materiali e i componenti necessari. Sono arrivati aiuti da amici e da persone che non conoscevamo. Costruire il team faceva parte del costruire la barca.

Le scadenze arrivavano soprattutto dalla gara. Facevamo riunioni per organizzare il lavoro, incontrarci e scambiarci idee; ci assegnavamo i compiti e dividevamo quello che c’era da fare. C’era tanto da imparare, ma anche una data entro cui il lavoro doveva essere pronto. Il ritmo dipendeva anche dal tempo che riuscivamo a dedicarci e dalle occasioni per fare le prove.

02 / La nostra storia

Le persone che ci hanno fatto spazio.

Michele Saponara e Fluido Design sono stati fondamentali per rendere possibile la barca. Michele ci ha messo a disposizione il cantiere e gli strumenti per costruirla. Per un gruppo che partiva da zero, avere uno spazio e le attrezzature con cui lavorare è stato un aiuto enorme. Quella generosità fa parte della storia quanto tutto quello che abbiamo costruito noi.

03 / La nostra storia

La prima cosa che ho costruito è stata il sito.

Ho proposto io di fare il sito perché ci serviva un’identità. Gli altri team ne avevano uno; noi avevamo un’idea, ma nessuna barca, nessuna immagine e ancora poco da mostrare. Il primo sito serviva a cominciare a dare una forma al progetto, prima ancora di avere contenuti con cui riempirlo.

Non sapevo come si costruisse un sito, quindi ho imparato per tentativi, sbagliando e riprovando. Le prime versioni erano acerbe e lentissime, con immagini pesantissime che impiegavano troppo a caricarsi. React e Next.js sono diventati strumenti da imparare attraverso una necessità reale. Mentre il team cresceva, le pagine si sono finalmente riempite di persone, lavoro e di una barca costruita da noi. Vedere questo cambiamento è una soddisfazione incredibile.

Partivo dall’HTML, dal CSS e dal JavaScript studiati all’università. Avevo provato anche Ruby on Rails, ma non mi trovavo con quel modo di lavorare. Scoprire React e Next.js mi ha dato un approccio che avevo voglia di studiare a fondo. Dopo due anni di sviluppo e gestione del sito, riesco a orientarmi tra componenti, API, backend, frontend e rendering, e a capire come queste scelte influiscano sulle prestazioni. Ho ancora tante cose da scoprire.

Il sito del team.
Il sito del team.

04 / La nostra storia

Imparare quando tenere le cose semplici.

Le prime versioni lente hanno reso le prestazioni un problema concreto. Col tempo ho imparato a fare attenzione al peso delle immagini e al caricamento, e a chiedermi cosa aggiungesse davvero ogni effetto visivo. Migliorare il sito significava tornare su errori che ora riuscivo a riconoscere e capire.

Il primo design era decisamente acerbo. È migliorato, ma vedo ancora molto spazio per renderlo più efficace. Collaborare con altre persone, ascoltare i feedback e rivedere le scelte fa parte dell’apprendimento. Il blog dà a questo lavoro uno scopo: aiutare il team a raccontare quello che sta costruendo.

Il blog del sito e i racconti del team.
Il blog del sito e i racconti del team.

05 / La nostra storia

Dal sito agli strumenti per il team.

Con la crescita del sito ho realizzato anche un backend e un’area riservata per il team di comunicazione. Ora possono aggiornare i contenuti in autonomia, senza dover passare da me per ogni modifica. Quello che avevo iniziato per imparare è diventato uno strumento che altre persone possono usare da sole.

Il mio ruolo è cresciuto insieme a queste necessità: dal sito alla telemetria e all’elettronica, poi alla comunicazione, all’organizzazione e al coordinamento di un piccolo team di informatici ed elettronici. Ogni nuova responsabilità è nata da qualcosa che serviva al gruppo per andare avanti.

La dashboard di amministrazione del sito.
La dashboard di amministrazione del sito.

06 / La nostra storia

Uno spazio condiviso per la nuova stagione.

Per la stagione 2026–2027 ho realizzato anche il CRM del team con Next.js, React e Supabase. È un progetto appena nato, che utilizzeremo come base principale per organizzare impegni, scadenze, file interni e presentazioni. Il sito pubblico racconta il nostro percorso; il CRM ci aiuterà a organizzare il lavoro che c’è dietro.

Il nuovo spazio condiviso del team. La stagione 2026–2027 è ancora in fase di avvio.
Il nuovo spazio condiviso del team. La stagione 2026–2027 è ancora in fase di avvio.
Agenda e delivery della gara, pronte per organizzare la nuova stagione.
Agenda e delivery della gara, pronte per organizzare la nuova stagione.

07 / La nostra storia

Dare una forma al movimento della barca.

Sono passato all’elettronica perché serviva al team e mi piaceva l’idea di sperimentare. Avevo sempre sognato di smanettare con l’hardware, anche se avevo pochissima esperienza. Buttarmi in questo lavoro mi ha aperto una parte fisica del costruire che conoscevo appena e mi ha fatto venire voglia di provare altri progetti.

Lavorare accanto a Francesco Miletto ha fatto una differenza enorme. Fa parte anche di Sapienza Gladiators, il team della Sapienza dedicato alle moto, e aveva un’esperienza che a me mancava. Abbiamo scelto insieme i componenti e progettato la PCB, fino all’assemblaggio e alla saldatura. Avere accanto una persona esperta mi ha aiutato a imparare molto più di quanto avrei potuto fare da solo.

L’obiettivo era registrare posizione, velocità, accelerazione e movimenti della barca con un sistema compatto. Abbiamo scelto un ESP32-S3, un modulo GPS, una Pololu MinIMU-9 v5 con accelerometro, giroscopio e magnetometro e un lettore microSD per salvare i dati, alimentati da una batteria per piccoli droni FPV. Il sistema è pensato per stare dentro una scatola impermeabile, così da proteggere l’elettronica dall’acqua a bordo.

Tutto è iniziato su un tavolo, tra computer, cavi e sensori. Prima di pensare a una scheda finita, dovevo far comunicare i singoli componenti e capire cosa mi stavano dicendo. La foto racconta quella fase: il progetto sparso sul banco di lavoro, mentre software ed elettronica cominciavano a incontrarsi.

Il banco di lavoro: computer, cablaggi ed elettronica.
Il banco di lavoro: computer, cablaggi ed elettronica.

08 / La nostra storia

Dai fili a una barca sullo schermo.

Sul banco di lavoro, l’elettronica è accanto al browser che mostra l’assetto della barca. L’ESP32-S3 legge un sensore inerziale e il GPS. Il firmware combina le misure per stimare rollio, beccheggio e imbardata; un bridge porta poi queste informazioni al visualizzatore web.

Per me, il passaggio importante è stato collegare le due estremità: una scheda fisica e un modello che potevo osservare sullo schermo. Il codice aveva una conseguenza visibile. Il prototipo al banco ha reso concreto quel collegamento: dalle letture dentro un programma a un oggetto di cui potevo vedere l’orientamento.

Il prototipo cablato accanto al visualizzatore 3D collegato.
Il prototipo cablato accanto al visualizzatore 3D collegato.

09 / La nostra storia

Dare una struttura all’elettronica.

Abbiamo scelto insieme i componenti, mentre Francesco ha seguito il disegno della PCB nel software di progettazione. Abbiamo fatto produrre le schede da JLCPCB e spedire dalla Cina. Quando sono arrivate, il disegno doveva diventare qualcosa di fisico: saldare, assemblare e controllare se i collegamenti funzionavano come previsto.

Un prototipo cablato serve a provare le cose, ma rende ogni collegamento parte dell’esperimento. I circuiti stampati raccontano il passo successivo: andare verso un assemblaggio più ordinato, con uno spazio per i moduli e per le loro connessioni.

È un tipo di progettazione diverso dal costruire una pagina web. Il risultato ha dimensioni, connettori e componenti che devono lavorare insieme nel mondo reale. È una delle cose che mi piacciono di più di questo progetto: il software mi riporta continuamente all’oggetto fisico.

I circuiti stampati prima dell’assemblaggio.
I circuiti stampati prima dell’assemblaggio.

10 / La nostra storia

I pezzi, finalmente insieme.

Qui i moduli sono assemblati sulla scheda. Il microcontrollore, i sensori inerziali e il GPS diventano parti di un unico oggetto, invece di elementi separati sul tavolo. Vedere questo percorso conta per me quanto vedere il visualizzatore rispondere.

Rendere le letture comprensibili e il sistema affidabile significa anche controllare il comportamento dei sensori, calibrare, capire i dati mancanti o rumorosi e verificare ogni passaggio. Un modello che si muove è un traguardo utile; poter avere fiducia in ciò che mostra richiede altro lavoro.

La difficoltà più grande era il comportamento intermittente: contatti che sembravano a posto, un sistema che funzionava e poi smetteva, in condizioni apparentemente identiche. Servivano prove e controlli ripetuti per capire cosa stesse succedendo e trovare una configurazione che funzionasse con continuità. Con l’hardware, scrivere il codice era soltanto una parte del lavoro.

A ottobre 2026 il sistema di telemetria non è ancora stato provato in acqua. Il varo della barca è arrivato troppo tardi per riuscire a fare anche quelle prove. I test stanno proseguendo questo autunno; verificare il funzionamento dell’elettronica a bordo resta un passaggio da affrontare.

La scheda di telemetria assemblata.
La scheda di telemetria assemblata.

11 / La nostra storia

Raccontare quello che stavamo costruendo.

Prendere in mano la scheda e spiegarla riporta il progetto alle persone che gli stanno intorno. Posso parlare di sensori e firmware, ma il motivo per cui esistono è la barca, il team e l’esperienza che abbiamo condiviso.

È questo collegamento che voglio lasciare qui: le prime prove su un tavolo, l’elettronica che prende forma e la barca che abbiamo portato al Garda. Il lavoro tecnico e la storia delle persone appartengono allo stesso progetto.

Raccontare il lavoro del team.
Raccontare il lavoro del team.

12 / La nostra storia

Un’idea che prende forma.

Ottobre 2024. Ci siamo messi in testa di costruire da zero un Moth monoposto capace di volare sui foil. Con il Sapienza Foiling Team, un’idea è diventata qualcosa a cui dovevamo trovare il modo di dare forma: uno scafo, una vela, la possibilità di sollevarsi dall’acqua. Ogni passaggio portava qualcosa di nuovo da imparare e risolvere insieme. Avevamo un gruppo fantastico.

Quando guardo questa foto, non vedo soltanto una barca finita. Vedo tutto quello che è servito per portarla fin lì. E le persone che l’hanno reso possibile.

Costruire la barca, insieme.
Costruire la barca, insieme.

13 / La nostra storia

Poi la nostra barca ha volato.

L’abbiamo portata al Lago di Garda. La nostra barca, quella che avevamo costruito noi, era finalmente in acqua. Poi ha volato. C’è qualcosa di difficile da spiegare nel vedere un’idea uscire dal lavoro di costruzione e sollevarsi dalla superficie di un lago. Tutte le difficoltà facevano ancora parte della storia. Ma adesso c’era anche quel momento.

Il nostro primissimo volo! Alza il volume: quello che urla dall’emozione sono io. Poi si schianta… ma fa parte del gioco quando impari a volare sui foil. Niente paura, ahahah!
La barca sul Garda. Qualcosa che avevamo costruito noi, finalmente in acqua.
La barca sul Garda. Qualcosa che avevamo costruito noi, finalmente in acqua.© Emma Bortoluzzi · SuMoth Challenge 2026

14 / La nostra storia

Si è rotta. Dopo 24 ore era di nuovo in acqua.

Poi si è rotto un pezzo. Dopo tutto quello che era servito per arrivare fin lì, ci siamo ritrovati davanti a un altro problema da risolvere. Abbiamo ricostruito il pezzo da capo, con le spranghe di ferro delle ferramenta e le saldature. Quelle ferramenta mitiche sono entrate a far parte del nostro progetto anche loro.

Ventiquattro ore dopo, abbiamo rimesso la barca in acqua. Quel ritorno, per me, vale quanto il primo volo. Perché so cosa c’è stato in mezzo: un pezzo rotto, una riparazione da inventare e un team che, insieme, ha trovato il modo.

Le mani sulla barca. Il lavoro condiviso al Garda.
Le mani sulla barca. Il lavoro condiviso al Garda.© Alessandro Cazzulani · SuMoth Challenge 2026

15 / La nostra storia

In competizione. Dalla stessa parte.

Intorno a noi c’erano studenti da Cagliari, Monaco, Southampton, Milano, Trieste e da tutta Europa. Team diversi, barche diverse, la stessa voglia di costruire qualcosa e vederlo navigare. Ci sfidavamo sulla sostenibilità delle barche a vela e sul foiling, e ci aiutavamo. Questa combinazione ha reso l’esperienza straordinaria.

Mi è rimasto il ricordo della barca, ma anche della disponibilità e della simpatia di tutte quelle persone. La competizione ci ha portati lì. Le persone sono uno dei motivi per cui me lo ricorderò.

I team riuniti alla SuMoth Challenge sul Lago di Garda.
I team riuniti alla SuMoth Challenge sul Lago di Garda.© Alessandro Cazzulani · SuMoth Challenge 2026

16 / La nostra storia

Una barca. E tutto quello che ci ha dato.

Sono orgoglioso della barca che abbiamo costruito. E sono altrettanto orgoglioso di far parte del team che l’ha costruita, riparata e rimessa in acqua. Il mio lavoro sulla telemetria appartiene a questa storia: codice e sensori, dentro qualcosa di molto più grande che abbiamo fatto insieme.

17 / La nostra storia

Un impegno che sono felice di portare avanti.

Sono partito da un sito per imparare e mi sono ritrovato a contribuire alla costruzione di un team, gestire il lavoro sull’elettronica e portare una barca al Garda. Sono orgoglioso di questo percorso perché so quanto impegno ha richiesto e quanto di quel risultato appartenga alle persone intorno a me. C’è ancora molto da migliorare; far parte di questo lavoro è una cosa che mi rende felice.

Conciliare tutto questo con l’università non mi è riuscito particolarmente bene: ho dedicato molto tempo al team e lo studio ne ha risentito. Penso comunque che ne sia valsa la pena. Costruire e mantenere qualcosa di reale per due anni mi ha dato tantissimo e mi ha aiutato a capire cosa mi piace fare.

Visualizzatore di telemetria SFT senza sensore collegato
Il visualizzatore · sensore non collegato

Per chi vuole provare

Risorse per approfondire.

Gli strumenti citati nel racconto, con documentazione, guide e codice da cui partire per costruire qualcosa di tuo.

Vuoi fare qualcosa di simile?

Se hai una domanda su questo progetto o vuoi confrontarti su un’idea, scrivimi. Mi fa piacere condividere quello che ho imparato.

Fammi una domanda
Continua a esplorareEdgeworks ↗︎